Mio fiore, per un momento ti sei sbiadito. Ho dovuto cercarti nei ricordi e nei miei ultimi sogni. La tua voce mi è sembrata un ricordo d'infanzia: densa, pastosa come il fango, la linfa del ramo giovane dell'olivo. Ho pensato per un attimo di averti perso e mi si è spaccato il torace come se qualcuno potesse tirarti fuori a mani nude. Fuori da me, te lo immagini?
Di tutte le cose che non potevamo immaginare, ho imparato che poche sono realmente irrealizzabili. Di venerdì Majdulin farà maqloubeh e mangeremo tutti insieme. A volte litighiamo e ci diciamo cose terribili. Ho scoperto che legge i miei quaderni e mi ha urlato che sono una stupida, che dovevo nasconderli meglio e che sbaglio a sprecare la carta, che penso troppo ed è haram. Dice—"Ti matureranno i pensieri e ti crescerà un melograno in testa."
Ma la sua cattiveria è sempre divertita. Scoppia in risate prive di grazia, poi si tocca i fianchi e la pancia come se potessero scapparle le viscere dal ridere. Non me lo dice, ma prega per te. Mentre lava il riso canta "La Tetla'i", "Non te ne andare". Venerdì mangremo maqloubeh e sento già il profumo terroso della verdura, il calore delle spezie. La guardo setacciare i chicchi e mi ricordano i tuoi denti, la tua bocca, il sapore delle sigarette nel tuo alito acido. Chissà se sotto la pietra sono rimasti bianchi, mio fiore.
Io me lo immagino anche ora il tuo sorriso storto, beffardo, infantile, lustro di madreperla che mi invita a muovere la mia pedina. Dicono che i denti siano una marca di identificazione fondamentale e allora io immagino la tua bocca ferma nel tempo e il tuo sorriso incastrato tra cent'anni di storia. Il tuo nome, mio fiore, resterà impresso in quel solco di roccia e così anche il mio, perché lo ha pronunciato la tua bocca. Ed è rimasto lì.
A volte mi nascondo da Majdulin e piango. Io lo so che mi tratta male per finta, è la sua resistenza, perché consolarmi vorrebbe dire ammettere che sei andato via. La Tetla'i, mon coeur. Mi tratta male per nascondere il suo di dolore, ma poi mi chiama sempre per una distrazione reciproca, per un tè insieme.
Mio fiore, voglio che tu sappia che la vita è egoista e il suo egoismo è una benedizione che mi ha insegnato ad alzarmi dal letto e lavare il riso e litigare con questa donna che non ricordo nemmeno io se sia veramente mia parente. Venerdì Majdulin farà maqloubeh, che vuol dire "ribaltato" e il mio cuore da un anno a questa parte è così: capovolto, con le radici in aria come le gambe di un bambino che si slancia in altalena. Staccate dalla mia terra.
La Tetla'i, è un ritornello che ti canterò spesso, perché l'impronta dei tuoi denti mi incida il cuore e il tuo nome vi resti scritto sottosopra, come il mio è scritto sul tuo. Mio fiore, ti avevo quasi perso e poi ho ricordato la tua voce, le volte in cui ho pensato di odiarti e i modi stupidi con cui scacciavi la mia rabbia. La stanza è spesso polverosa, così ho insegnato a Samar a scrivere e leggere nella terra che si accumula. È più sveglia di me alla sua età. Majdulin si arrabbia tantissimo quando trova quei solchi nella polvere: bayt, galbi, Falastin.
Quando la rabbia mi soffoca cerco di guardarmi allo specchio per vedermi come mi vedevi tu. Amir, mio fiore, scusami se non pronuncio da tempo il tuo nome. Un giorno lo canterò fino a graffiarmi la gola. Butteremo giù le porte e sarò fiera come l'olivo che ci unisce e guarda oltre il nostro orizzonte spezzato. Un giorno saremo liberi come la terra che vola nel vento e arriva nelle case per sporcare le dita dei bambini. La Tetla'i mio fiore. Rinascerai olivo e sotto i tuoi rami danzeranno le famiglie.
Wallahi galbi mani nasi al hayam—lo giuro, il cuore non dimenticherà quei giorni.
Artista immagine di copertina: Luca Mauro
Modella: Esmeralda Albalonga